TERAPIA COGNITIVO
COMPORTAMENTALE ANSIE FOBIE DISTURBI SOSTEGNO DIFFICOLTÀ E MOLTO ALTRO

La terapia cognitivo comportamentale è attualmente considerata uno dei più efficaci approcci
per la comprensione e il trattamento dei disturbi psicologici.
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Irene Moreni

Psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale in formazione. laureata in psicologia clinica nel 2014 presso l'Università degli studi di Padova. Abilitazione all'esercizio della professione di psicologo presso l'Ordine degli psicologi della Lombardia (n. 19837).

APPROCCIO TEORICO

La terapia cognitivo comportamentale è attualmente considerata uno dei più efficaci approcci per la comprensione e il trattamento dei disturbi psicologici.Si basa sul presupposto che vi è una stretta relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti.

obbiettivi

Lo scopo della terapia è quindi quello di riconoscere e superare la sofferenza emotiva attraverso lo sviluppo di modalità di pensiero più adeguate e strategie comportamentali funzionali rispetto agli obiettivi.

CHI SONO - LO STUDIO

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IRENE MORENI PSICOLOGIA CLINICA - CV

Sono Irene Moreni psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale. Mi sono laureata in psicologia clinica nel 2014 presso l'Università degli studi di Padova. Nel 2016 ho ottenuto l'abilitazione all'esercizio delle professione di psicologo presso l'Ordine degli psicologi della Lombardia (19837).

Mi sono specializzata in Psicoterapia cognitivo comportamentale presso la scuola “AcaBS- Accademy of behavioural science” e durante questi anni di formazione ho collaborato con diverse strutture. Ho svolto attività di tirocinio presso l'istituto Clinico “S. Anna di Brescia”, dove mi sono occupata di pazienti oncologici, pazienti con “BPCO” ai quali insegnavo tecniche di rilassamento.

Ho svolto alcuni progetti di educazione alla salute rivolti a bambini e adolescenti. Ho collaborato con il consultorio famigliare di Manerba del Garda e con il consultorio di Rovato dell'ASST Franciacorta.

Attualmente collaboro con il consultorio famigliare “crescere insieme” di Brescia e svolgo la libera professione presso il mio studio privato dove seguo adolescenti e adulti.

Di cosa mi occupo

  • Sostegno psicologico
  • disturbo d'ansia generalizzato
  • La Fobia specifica
  • Il disturbo d'ansia sociale
  • Il disturbo di panico

Sostegno psicologico in periodi critici della propria vita

I motivi che spingono una persona a chiedere aiuto ad uno psicologo sono diversi; in generale i cambiamenti importanti nella propria vita come lutti, separazioni, crisi di coppia, cambiamento occupazionale e il divenire genitori possono essere difficili da elaborare e superare da soli. Il malessere psicologico può ripercuotersi negativamente in diversi ambiti della propria vita: lavorativo, coniugale, familiare e amicale. Questo può determinare un aumento di malessere e sentimenti di inadeguatezza. Lo psicologo può aiutare la persona a divenire consapevole dei propri pensieri e delle modalità di reazione, a riconoscere il proprio vissuto emotivo inserendolo in una cornice di significato. Insieme sarà quindi possibile far emergere le risorse personali per affrontare le difficoltà adottando strategie di pensiero e comportamentali funzionali al raggiungimento degli obiettivi. Attraverso un percorso psicologico è possibile sviluppare un altro punto di vista che ci aiuta ad affrontare le difficoltà della vita con modalità più adattive.

Il disturbo d'ansia generalizzato

Il disturbo d'ansia generalizzato è caratterizzato da ansia e preoccupazione eccessive che riguardano diverse tematiche di vita quotidiana (famiglia, lavoro, relazioni sociali, salute...).
Queste preoccupazioni vengono percepite dal soggetto come intense, dilaganti, poco controllabili e interferiscono con il funzionamento sociale e lavorativo. A questo processo di preoccupazione si associano almeno 3 dei seguenti sintomi:
• irrequietezza
• facile affaticamento
• difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria
• irritabilità
• tensione muscolare
• disturbi del sonno In generale possiamo dire che tutte le persone sperimentano un certo livello d'ansia o di preoccupazione per alcuni eventi di vita stressanti ad esempio un lutto, una malattia fisica, il perdere (o la minaccia di perdere) una relazione sentimentale importante o il lavoro. Nel disturbo d'ansia generalizzato, la preoccupazione diventa però la modalità prevalente con cui la persona gestisce le varie situazioni. L'approccio cognitivo comportamentale consente di affrontare il disturbo attraverso l'utilizzo di diverse tecniche e strategie.
• Prima di tutto è importante fornire informazioni sull'ansia e sui meccanismi che mantengono il disturbo
• Vengono insegnate tecniche di rilassamento per controllare lo stato ansioso
• Si procede individuando i pensieri disfunzionali che portano a reagire con ansia di fronte a particolari situazioni
• Si lavora, attraverso la ristrutturazione di questi pensieri disfunzionali, formulando interpretazioni alternative più coerenti con la realtà, che portano quindi ad emozioni adattive
• Vengono suggerite strategie per gestire le preoccupazioni
• Viene insegnato un metodo per affrontare i problemi
• Infine si lavora sulla modifica dei comportamenti che mantengono il disturbo

La Fobia specifica

La Fobia specifica è caratterizzata da un'intensa paura o forte ansia verso un oggetto o una situazione specifica. La persona evita l'oggetto fobico cercando di prevenire o ridurre al minimo il contatto con questo. L'ansia è sproporzionata rispetto al reale pericolo, ma la persona nonostante se ne renda conto continua ad avere paura. Esempi comuni di fobie riguardano: animali (cani, topi, insetti, rettili...), luoghi chiusi, altezze, sangue e ferite, viaggi in aereo, acqua, buio. L'ansia è accompagnata da cambiamenti di natura fisiologica: tachicardia, tremori, sudorazione, senso di soffocamento, malessere gastrointestinale, diarrea, nausea, vomito, emicrania, tensione muscolare, balbuzie, voce tremante.
L'approccio cognitivo comportamentale per il trattamento prevede:
• informazioni sul disturbo
• ristrutturazione di pensieri disfunzionali
• tecniche di controllo dell'ansia (tecniche di rilassamento, respirazione diaframmatica)
• esposizione graduale in vivo o in immaginazione

Il disturbo d'ansia sociale

Il disturbo d'ansia sociale presenta paura intensa e pervasiva di essere giudicati negativamente dagli altri in una situazione di interazione sociale (es. parlare in pubblico, trovarsi a un appuntamento, telefonare a persone sconosciute) o durante lo svolgimento di un'attività (mangiare o parlare di fronte ad altri). La persona teme di fare brutta figura, di essere considerata incompetente, di poter dire o fare cose imbarazzanti e che gli altri gli trovino dei difetti. Teme di poter essere giudicata negativamente se gli altri si accorgono dei suoi sintomi ansiosi (arrossisce, suda, trema, balbetta, ha la voce tremante). L'ansia sociale si può manifestare solo in situazioni specifiche oppure estendersi a diversi contesti sociali diventando ancora più invalidante. Alcune delle situazioni sociali maggiormente temute sono: parlare in pubblico, andare ad una festa, interagire con altre persone, telefonare in pubblico, parlare con persone che hanno una posizione di autorità, lavorare mentre si è osservati, affrontare un esame, prendere la parola in una riunione, utilizzare i bagni pubblici, mangiare o bere in pubblico. La persona per difendersi dall'ansia può evitare le situazioni temute oppure se deve affrontarle utilizzerà dei comportamenti protettivi per tenere sotto controllo l'ansia (evitare il contatto oculare, parlare poco, fingersi interessati, non togliersi la giacca, indossare abiti leggeri, ripetere le frasi mentalmente prima di pronunciarle).
L'approccio cognitivo comportamentale per il trattamento prevede:
• informazione sul disturbo
• ristrutturazione di pensieri disfunzionali
• tecniche di controllo dell'ansia (rilassamento muscolare, respirazione diaframmatica)
• esposizione graduale ai pensieri e agli stimoli temuti ed evitati; • training di assertività.

Il disturbo di panico

Il disturbo di panico è caratterizzato dalla presenza di frequenti attacchi di panico inaspettati. L'attacco di panico può essere descritto come comparsa improvvisa di paura o disagio intenso a cui si associano 4 o più dei seguenti sintomi:
• palpitazioni o tachicardia
• sudorazione
• sensazione di asfissia o soffocamento
• tremori o scosse
• dolore o fastidio al petto (senso di oppressione toracica)
• nausea o disturbi addominali
• sensazione di vertigini o di svenimento
• sensazione di torpore o formicolio
• brividi o vampate di calore
• sensazione di irrealtà (derealizzazione) o sensazione di essere distaccati da se stessi (depersonalizzazione)
• paura di perdere il controllo o di “impazzire”
• paura di morire.
L'attacco di panico è quindi un episodio di ansia intensa che di solito raggiunge l'apice in pochi minuti (circa 10) a cui si associa la sensazione di un pericolo o una catastrofe imminente. L'attacco di panico può manifestarsi all'interno di un qualsiasi disturbo d'ansia, come in altri disturbi mentali (disturbi depressivi, disturbo da stress post-traumatico, disturbo da uso di sostanze) o in alcune condizioni mediche generali. Parliamo di Disturbo di Panico quando, dopo il primo o i primi attacchi di panico, la persona inizia a temere che altri episodi possano verificarsi e per questo cerca di evitare situazioni e attività, o modificare dei comportamenti, che pensa possano determinare l'insorgenza di un altro attacco di panico.
Il trattamento del disturbo prevede:
• una fase di informazione sul disturbo e del suo mantenimento
• la ristrutturazione dei pensieri disfunzionali • l'esposizione graduale alle situazioni temute

  • L'agorafobia
  • Disturbi dell'umore
  • Disturbo ossessivo compulsivo
  • Disturbo da sintomi somatici

L'agorafobia

L'agorafobia si caratterizza per la presenza di paura e ansia intesa associate al timore di trovarsi da soli in luoghi o situazioni da cui potrebbe essere difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere immediatamente disponibile un aiuto in caso si presentassero sintomi di tipo ansioso. Le situazioni che suscitano questo tipo di timore possono essere, ad esempio: trovarsi fuori casa da soli o lo stare a casa da soli, essere in mezzo alla folla o in coda, trovarsi in spazi chiusi come ascensore, negozi, trovarsi in spazi aperti come parcheggi, dover passare sotto ad un tunnel o sopra ad un ponte, viaggiare con i mezzi pubblici, come in treno, autobus, aereo. Le persone agorafobiche evitano quindi i contesti nei quali può essere difficile uscire da situazioni costrittive o ricevere aiuto nel caso di manifestazioni d'ansia e paura. In alcuni casi l'individuo diviene incapace di uscire da solo oppure esce se accompagnato da una persona particolarmente rassicurante. L'agorafobico chiede aiuto agli altri perché ha paura di stare male, di non essere in grado di affrontare l'ansia da solo e di non ricevere aiuto.
Il trattamento prevede:
• una fase di informazione sul disturbo
• la ristrutturazione dei pensieri disfunzionali
• la gestione degli evitamenti agorafobici con la tecnica dell'esposizione graduale

Disturbi dell'umore la depressione

La depressione è caratterizzata da un costante stato di tristezza e da una generale perdita di interesse per quasi tutte le attività. La persona si sente senza energie, molto affaticata e in difficoltà anche a svolgere piccoli compiti quotidiani. La depressione può portare a cambiamenti nell'appetito e nel peso, ad alterazioni del sonno, a manifestazioni somatiche come mal di testa, dolori muscolari, disturbi gastro-intestinali e perdita del desiderio sessuale. Alcune persone depresse presentano difficoltà di concentrazione e di memoria. Hanno spesso sentimenti di autosvalutazione e di colpa eccessivi, presentano pensieri negativi sentendosi inutili, incapaci, non amabili, senza speranza per il futuro e pieni di rimpianti. A volte arrivano a pensare che la morte possa essere l'unica soluzione al problema. Lo stato depressivo in alcuni casi può essere associato ad ansia ed irritabilità.
Il trattamento del disturbo prevede:
• una fase di informazione sulle cause del disturbo e sul suo mantenimento
• un aumento delle attività quotidiane per aiutare la persona a superare l'isolamento e la sensazione di inutilità
• vengono identificati e modificati i pensieri e le credenze negative che il paziente ha verso se stesso, gli altri e il futuro
• viene insegnato un metodo per affrontare i problemi
• tecniche di prevenzione delle ricadute

Disturbo ossessivo compulsivo e disturbi correlati

Il disturbo ossessivo compulsivo è caratterizzato dalla presenza di pensieri intrusivi, immagini o impulsi ricorrenti che possiamo definire con il termine ossessioni. La persona di fronte a queste ossessioni sperimenta ansia, disagio marcato e anche sentimenti di colpa o vergogna. Il contenuto dei pensieri ossessivi viene vissuto come contrario al proprio modo di essere e giudicato inaccettabile. La persona per ridurre questo stato di disagio mette in atto dei comportamenti (lavarsi le mani, riordinare, controllare ecc.) o delle azioni mentali (pregare, contare, ripetere parole mentalmente ecc.) ripetitivi che definiamo compulsioni o rituali. La persona esegue i rituali per prevenire qualche evento temuto o per ridurre lo stato di disagio generato dall'ossessione. I temi più frequenti delle ossessioni sono:
• contaminazione
• dubbi ripetitivi
• sessuali
• pensieri e/o impulsi aggressivi e terrificanti
• ordine e simmetria
• religiosi
• magico-scaramantici
Per quanto riguarda le compulsioni, queste riguardano principalmente:
• controllo
• lavaggio e pulizia
• ripetizione di parole o frasi
• fare movimenti specifici
• ordine e simmetria
Il trattamento del disturbo prevede:
• una fase di informazione sulle cause del disturbo e sul suo mantenimento
• la ristrutturazione dei pensieri disfunzionali
• l'utilizzo di specifiche tecniche comportamentali

Disturbo da sintomi somatici e disturbi correlati

Il disturbo da sintomi somatici è caratterizzato dalla presenza di sintomi fisici che causano un forte disagio e da pensieri, sentimenti e comportamenti volti a gestire questi sintomi. Possono essere riferiti sia sintomi specifici come dolori localizzati o aspecifici. La persona prova una forte ansia per la salute o per i sintomi che riporta, ha pensieri persistenti circa la gravità dei propri sintomi. Il disturbo d'ansia di malattia (ipocondria) si manifesta con una forte preoccupazione di avere o contrarre in futuro una grave malattia. I sintomi somatici non sono presenti o, se presenti, sono di lieve intensità. Il timore di avere un problema di salute è causato da un'errata interpretazione di sensazioni fisiche che porta ad un mantenimento del quadro clinico nonostante le rassicurazioni mediche. In generale possiamo dire che i pazienti con disturbo da sintomi somatici e quelli con ansia di malattia tendono a mettere in atto comportamenti che mirano a ridurre il proprio disagio ad esempio controllano ripetutamente il proprio corpo per monitorare la presenza o meno dei sintomi; richiedono continue rassicurazioni sull'assenza della malattia al proprio medico o ai familiari; richiedono continui esami medici e raccolgono molte informazioni sulla malattia attraverso internet. In alcuni casi vengono evitate situazioni che la persona pensa possano peggiorare il proprio stato di salute come fare esercizio fisico, questo è controproducente perché porta la persona a sentirsi ancora più stanca aumentando così la preoccupazione per la propria salute. Alcuni soggetti con ipocondria temono così tanto la diagnosi del disturbo temuto, che evitano ogni tipo di analisi e consulti medici.
Il trattamento di questi disturbi prevede:
• una fase di informazione sulle cause del disturbo e sul suo mantenimento
• identificare e mettere in discussione le credenze disfunzionali
• interrompere i comportamenti che alimentano il problema
• prevenire le ricadute

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3

% della popolazione soffre di disturbo d'ansia generalizzato

5

% della popolazione soffre di ansia sociale

75

% dei pazienti depressi ha una significativa diminuzione dei sintomi entro le prime 20 sedute di psicoterapia

75

% dei casi vi è una scomparsa totale dei sintomi utilizzando il sistema cognitivo-comportamentale (CBT)

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Domande frequenti

Quando può essere utile chiedere una consulenza?

Una consulenza psicologica può essere richiesta per diversi motivi, ci sono differenti storie di vita, problemi o difficoltà che spingono la persona a contattare uno psicologo.
Le difficoltà possono essere legate ad un evento inaspettato o, più in generale, una condizione di vita insoddisfacente. Il disagio può manifestarsi sotto forma di depressione, ansia, attacchi di panico, difficoltà a relazionarsi con gli altri, difficoltà a compiere scelte di vita importanti, o in molti altri modi. E’ in questi momenti che può essere utile rivolgersi allo psicologo.

Se chiedo aiuto allo psicologo vuol dire che non sono in grado di farcela da solo?

Consultare uno psicologo quando si vive un disagio o si ha un problema è un atto di coraggio, di responsabilità e di cura verso se stessi. Accettare l'aiuto di un professionista è segno di grande maturità e di determinazione verso un cambiamento costruttivo, è il primo passo per poter stare meglio.

Perché andare dallo psicologo quando posso parlare con amici?

La presenza di persone care, di cui ci fidiamo e che ci comprendono, è di estremo conforto per ognuno di noi. Parlare con amici o familiari, infatti, può alleggerire dubbi o aiutare a placare il malessere di alcuni momenti, ma difficilmente potrà aiutarci se ci sono problemi più radicati. Lo psicologo non fornisce consigli, ma aiuta il paziente a sviluppare un punto di vista diverso, permette di costruire un insieme di pensieri più coerente con la realtà, provando così emozioni più adeguate. Consente di divenire consapevoli dei propri schemi di pensiero e comportamento e di comprendere come si siano sviluppati nel corso della nostra esistenza. Lo psicologo accompagna il paziente alla radice del problema e insieme a lui lo affronta.

Ma è possibile cambiare davvero?

La terapia richiede molto impegno e quindi bisogna essere motivati per raggiungere dei cambiamenti. Con la terapia cognitivo comportamentale aiutiamo il paziente a modificare i processi di pensiero disfunzionali, che mantengono la sofferenza, proponendo modalità di pensiero più adeguate e coerenti con la realtà. Il paziente svilupperà anche strategie comportamentali funzionali rispetto agli obiettivi che vengono definiti.
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